Fede o Bandiera? Se il sacro diventa la trincea del nazionalismo

*​di Giulio Dal Molin 

​In un’epoca che credevamo avviata verso una convivenza laica e razionale, ci riscopriamo spettatori di quella che viene definita una “terza guerra mondiale a pezzi“.

Emerge però un dato inquietante: la religione è tornata a essere un carburante primario per i motori del nazionalismo. Come analizzato nel saggio curato da Alessandro Castegnaro, assistiamo a una pericolosa sacralizzazione del conflitto, dove la fede viene arruolata per dare una parvenza di “missione divina” a confini e ambizioni geopolitiche.

​I fronti dell’identità corazzata

​L’intreccio tra appartenenza religiosa e rivendicazione territoriale si manifesta oggi in scenari dove la “fede” viene usata per blindare le coscienze e demonizzare il nemico:

​Il conflitto Russo-Ucraino: Qui assistiamo a una vera “metafisica della guerra”. La retorica del “mondo russo” (Russkiy Mir) tenta di legittimare l’aggressione come una crociata per difendere i valori cristiani tradizionali. La fede, in questo modo, non è più un ponte tra popoli, ma un muro confessionale che benedice le armi.

​La tragedia in Terra Santa: È l’esempio più cruento di come le religioni abramitiche siano state piegate a logiche di possesso esclusivo. Quando il diritto politico si ammanta di “terra promessa”, ogni compromesso appare come un tradimento a Dio, rendendo la pace un obiettivo quasi impronunciabile.

​Il nodo Serbo-Kosovaro: Nei Balcani, la religione funge da marcatore identitario definitivo. Il Kosovo non è percepito solo come terra, ma come cuore spirituale, una “geografia sacra” dove ogni monastero ortodosso o moschea diventa un avamposto di sovranità. Il trauma del 1999, con la distruzione mirata dei luoghi di culto, ha trasformato la religione in una sentinella del confine: essere serbo o kosovaro-albanese significa oggi, prima di tutto, appartenere a una “trincea confessionale”.

​Dal Dio universale al Dio della tribù

​Il rischio che corriamo, e che il libro di Castegnaro sottolinea con lucidità, è il trionfo del nazionalismo religioso. La religione viene ridotta a ideologia identitaria: serve a compattare il fronte interno e a privare il nemico della sua umanità. I fondamentalismi hanno oggi una forza d’urto spesso superiore alla capacità delle componenti moderate di costruire ponti di dialogo.

​Una chiamata alla responsabilità

​Per noi che crediamo nel valore dell’associazionismo e del dialogo civile, il messaggio è urgente. Dobbiamo promuovere un pensiero critico capace di distinguere tra l’autentica ricerca spirituale e l’uso politico del sacro. Quando la fede smette di guardare al cielo per guardare solo alle mappe geografiche, smette di essere luce e diventa oscurità. La nostra sfida è tornare a vedere nell’altro un essere umano, spogliandolo dalle etichette religiose usate come divise militari.

 

​Riferimento bibliografico:

Alessandro Castegnaro (a cura di), “Il contributo delle religioni alla terza guerra mondiale”, Edizioni Messaggero Padova, 2024.

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