IN RICORDO DI BACHELET

La responsabilità del futuro:
in ricordo di Bachelet 

Vittorio Bachelet era un docente universitario di Giurisprudenza e attivo esponente cattolico-democristiano.

Fu soprattutto un esperto nel settore del diritto Amministrativo e del diritto pubblico, insegnando a Pavia, Trieste e poi Roma.

Il 12 febbraio 1980, al termine di una lezione all’Università “La Sapienza” di Roma, un commando delle Brigate Rosse lo colpì alle spalle con sette proiettili calibro 32. Bachelet, all’epoca vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, stava parlando con la sua assistente Rosy Bindi quando fu assassinato. La violenza del suo martirio segnò le coscienze: il sacrificio di un uomo di studio e di fede ci ricorda che la libertà e la democrazia vanno custodite con impegno quotidiano. Erano gli anni di Piombo, gli anni della guerriglia urbana, degli omicidi politici compiuti tanto all’estrema Sinistra quanto all’estrema destra neofascista. L’omicidio do Vittorio Bachelet accadde 2 anni dopo quello di un altro celebre democristiano, deputato, ministro dell’istruzione, degli esteri e della giustizia in molti governi, nonché per 5 anni dal ’63 al’ 68 Presidente del Consiglio dei Ministri: Aldo Moro.

Nel pieno degli anni di piombo quindi, quando la violenza politica tentava di sostituirsi al confronto democratico, persone del calibro di Bachelet rappresentavano l’esatto opposto: la forza mite delle idee, la pazienza del dialogo, il rispetto delle regole come fondamento della convivenza civile. Il terrorismo lo colpì perché vedeva in lui un simbolo di quella Repubblica che intendeva distruggere.

Anni di Piombo: manifestazione a Milano 1977. Milano, via De Amicis, 14 maggio 1977: Giuseppe Memeo punta una pistola contro la polizia durante una manifestazione di protesta; foto di Paolo Pedrizzetti. Quest’immagine è diventata l’icona degli anni di piombo.

 

Formare le future generazioni

Bachelet dedicò la vita allo studio della Costituzione e all’Azione Cattolica. Egli ribadiva spesso che «è necessario formare i giovani alla responsabilità, alla saggezza, al coraggio e, naturalmente, alla giustizia». Secondo il suo pensiero, educare i giovani non significa solo trasmettere nozioni, ma coltivare in loro una virtù permanente: la prudenza civica, cioè la capacità di agire con lungimiranza e integrità (giustizia). Questi valori sono fondamentali per ogni cittadino, e Bachelet li indicava come guida per il cammino civile del Paese. Responsabilità significa non voltarsi dall’altra parte. Saggezza vuol dire comprendere la complessità del presente. Coraggio è partecipare, esporsi, scegliere. Giustizia è il fine ultimo di ogni autentico impegno pubblico.

Mai dimenticare: l’impegno di oggi

La memoria di Vittorio Bachelet ci spinge a non dimenticare il valore della giustizia e della responsabilità. Oggi, i giovani studenti e cittadini sono chiamati a incarnare questi ideali nel loro impegno quotidiano. Il suo stesso figlio, Giovanni, pregò affinché sulle nostre labbra ci fosse “sempre il perdono e mai la vendetta”: un insegnamento di pace che dobbiamo far nostro. La responsabilità del futuro è nelle nostre mani: impegnandoci nello studio, nel volontariato e nella partecipazione attiva alla vita democratica possiamo onorare l’esempio di Bachelet.

Ecco perché per i giovani studenti, per i cittadini impegnati, per chi oggi si affaccia alla vita democratica, l’esempio di Vittorio Bachelet rappresenta un modello preciso: custodire la libertà attraverso lo studio, l’impegno civile, la partecipazione consapevole. Ricordarlo non è solo un dovere della memoria, ma un atto politico nel senso più alto del termine.

Mai dimenticare, perché solo ricordando possiamo essere all’altezza della responsabilità del futuro. Mai dimenticare, perché ciò significa far vivere i suoi insegnamenti ogni giorno. Mai dimenticare, perché la sua vita e la sua parola rimangono un faro per le nuove generazioni.

 

 

Lascia un commento