Dalla Redazione Polis Futura
Esattamente 81 anni fa, mentre l’Italia era ancora ferita e divisa dal conflitto mondiale, veniva compiuto un passo decisivo verso la costruzione della cittadinanza moderna. Con il Decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 1° febbraio 1945, il diritto di voto veniva finalmente esteso alle donne.
Non fu solo una concessione legislativa, ma il riconoscimento di una realtà di fatto: il contributo fondamentale delle donne nella Resistenza e nella tenuta del tessuto sociale durante gli anni più bui della nostra storia.
Il contesto storico
Sotto il governo di Ivanoe Bonomi, e con la firma di Umberto di Savoia (allora Luogotenente Generale del Regno), l’Italia si allineava finalmente a gran parte delle democrazie occidentali. Fino a quel momento, il suffragio era stato un “monologo” maschile; con questo atto, la Repubblica (che sarebbe nata di lì a poco) iniziava a prendere forma sulle basi dell’uguaglianza.
Il documento
Il testo, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 20 febbraio 1945, recita con la solennità dell’epoca:
Art. 1: Il diritto di voto è esteso alle donne che abbiano i requisiti previsti dalla legge elettorale.
L’eleggibilità:
Sebbene il decreto del ’45 sancisse il diritto di voto attivo, fu necessario attendere il decreto del 10 marzo 1946 per vedere riconosciuto il diritto di voto passivo (la possibilità di essere elette).
Perchè parlarne oggi su Polis Futura?
Ricordare questa data non è un semplice esercizio di memoria, ma una riflessione sulla qualità della nostra democrazia. Quel “voto alle donne” rappresentò l’abbattimento di un muro che impediva a metà della popolazione di partecipare alla decisione sul futuro comune.
Oggi, in un’epoca di nuove sfide per la rappresentanza e la partecipazione, quel documento ci ricorda che i diritti non sono mai statici: sono il risultato di lotte, visioni politiche coraggiose e della necessità costante di rendere le istituzioni lo specchio reale della società.
“Il diritto di voto è esteso alle donne che si trovino nelle condizioni previste dagli articoli 1 e 2 del testo unico della legge elettorale…”
Art. 1, D.L. n. 23/1945
La spinta dei partiti: un’unità necessaria
Il decreto fu il frutto di una convergenza politica straordinaria all’interno del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale). Nonostante le resistenze culturali di alcuni settori conservatori, la spinta fu impressa con forza da figure come Alcide De Gasperi (Democrazia Cristiana) e Palmiro Togliatti (Partito Comunista Italiano).
Il ruolo dell’UDI e del CIF
Le donne non rimasero a guardare. L’Unione Donne Italiane (di area sinistra) e il Centro Italiano Femminile (di area cattolica) mobilitarono migliaia di cittadine, dimostrando che il suffragio non era un “regalo” del governo Bonomi, ma una richiesta pressante della base sociale.
Il Presidente del Consiglio Ivanoe Bonomi comprese che la nuova Italia non avrebbe avuto legittimità internazionale senza il coinvolgimento dell’intero corpo elettorale.
Il battesimo del fuoco: le elezioni del 1946
Se il decreto del 1945 aprì la porta, il 1946 fu l’anno in cui le italiane la attraversarono. Due furono i momenti decisivi:
1) Le amministrative di marzo: Per la prima volta, le donne votarono per i propri enti locali.
2) Il 2 giugno 1946: Nel referendum tra Monarchia e Repubblica e per l’elezione dell’Assemblea Costituente, l’affluenza femminile fu massiccia (circa l’89%). Le foto delle donne in fila ai seggi, con le schede in mano e l’emozione negli occhi, restano tra le immagini più potenti della nostra storia nazionale.
Le “Madri Costituenti”
Non dimentichiamo che, grazie a un decreto integrativo del marzo 1946, le donne ottennero anche l’eleggibilità. Furono 21 le donne elette all’Assemblea Costituente. Oggi a palazzo Montecitorio vi è anche un aula dedicata alle 21 donne elette in Assemblea. Nomi come Nilde Iotti, Teresa Noce, Angelina Merlin e Maria Federici lavorarono fianco a fianco per scrivere l’Articolo 3 della nostra Costituzione, garantendo che l’uguaglianza non rimanesse solo sulla carta.
Oggi, guardando quel documento del 1945, vogliamo invitare a riflettere: quanto è ancora lunga la strada per una reale parità nelle posizioni apicali delle nostre istituzioni? Quella firma di 81 anni fa non fu il traguardo, ma la linea di partenza.
Lo sapevi? Nel 1945 il decreto non prevedeva l’eleggibilità delle donne, che fu concessa solo l’anno successivo, poco prima delle elezioni, per rimediare a una “svista” legislativa che avrebbe reso l’Italia una democrazia a metà.
