L’umanità non è fatta di esseri isolati, ma di una comunicazione di esseri; noi non siamo mai dati, neanche a noi stessi, se non in una rete di comunicazione con gli altri; noi siamo immersi nella comunicazione, siamo ridotti a questa comunicazione incessante di cui sentiamo la mancanza anche nel fondo della solitudine: come suggestione di possibilità multiple, come attesa di un momento in cui la solitudine si risolve in un grido che altri odono.
Giacché in noi l’esistenza umana, in quei punti in cui si riconnette periodicamente all’altro, è soltanto linguaggio gridato, spasmo crudele, riso irrefrenabile, in cui l’accordo nasce dalla coscienza, finalmente condivisa, dell’impenetrabilità di noi stessi e del mondo.
Cit. Georges Bataille, da Genet in La letteratura e il male
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Marcel van Oosten