In ricordo di Giuseppe Saragat (PSDI)

Di Luigi Filippo Daniele

L’11 giugno 1988 muore a Roma Giuseppe Saragat, uno dei protagonisti della storia italiana del secondo dopoguerra.

Membro della Consulta Nazionale e primo Presidente dell’Assemblea costituente dal 25 giugno 1946, è deputato ininterrottamente dalla I alla IV legislatura.

Più volte ministro, Il 28 dicembre 1964 diviene il primo Presidente della Repubblica di area socialista.

Nel discorso di insediamento a Presidente dell’Assemblea costituente afferma:

“Il 2 giugno è stato il grande giorno del nostro destino. La vittoria della Repubblica è la sanzione di un passato funesto, è la certezza di un avvenire migliore. Ma questa vittoria… rappresenta il patto solenne stretto da tutti gli italiani di rispettare la legalità democratica. In questo patto, che vincola tutte le donne e tutti gli uomini della nostra terra, è il segreto dell’avvenire della Nazione”.


 

Giuseppe Saragat: Un pilastro della Repubblica Italiana

Giuseppe Efisio Giovanni Saragat (Torino, 19 settembre 1898 – Roma, 11 giugno 1988) è stato una figura centrale nella storia politica italiana del secondo dopoguerra. Quinto Presidente della Repubblica Italiana, in carica dal 1964 al 1971, Saragat è stato il primo socialdemocratico a ricoprire la massima carica dello Stato, lasciando un’impronta indelebile nella consolidazione della democrazia italiana.

Dalla giovinezza all’esilio: la formazione di un leader

Nato a Torino da Giovanni Saragat, avvocato sardo, e Ernestina Stratta, Giuseppe Saragat si distinse fin da giovane per il suo impegno intellettuale e sociale. Dopo aver conseguito la laurea in scienze economiche e commerciali nel 1920, iniziò la sua carriera professionale e giornalistica. La sua adesione al socialismo nel 1922 fu motivata da una profonda solidarietà verso il proletariato e da un’ispirazione riformista e umanitaria, influenzata dal pensiero di Filippo Turati.

La sua attività politica lo portò rapidamente a divenire un esponente di spicco del Partito Socialista Unitario (PSU). Con l’avvento del regime fascista, Saragat fu costretto all’esilio. Nel novembre 1926, fuggì prima in Austria e poi in Francia, dove entrò in contatto con figure chiave dell’austromarxismo e della socialdemocrazia mitteleuropea, arricchendo ulteriormente la sua formazione politica e intellettuale.

Il ritorno in Italia e il ruolo nell’Assemblea Costituente

Il rientro in Italia nel 1943 segnò l’inizio di una nuova fase per Saragat. Dopo essere stato arrestato e consegnato alle autorità tedesche, riuscì a evadere e a riprendere l’attività clandestina nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) a Milano. La sua statura politica emerse chiaramente nel dopoguerra, quando fu nominato Ministro senza portafoglio nel 1944 e, successivamente, Ambasciatore d’Italia a Parigi nel 1945, dove partecipò alla Conferenza per la pace.

Nel 1946, Saragat fu eletto deputato all’Assemblea Costituente e ne divenne Presidente il 25 giugno dello stesso anno. Questo ruolo fu cruciale per la nascita della Repubblica Italiana e la stesura della sua Costituzione. Tuttavia, nel gennaio 1947, a seguito della scissione di Palazzo Barberini, Saragat rassegnò le dimissioni dalla presidenza dell’Assemblea per fondare il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI), successivamente divenuto Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI), di cui fu segretario politico e leader indiscusso per molti anni.

Carriera Governativa e Presidenza della Repubblica

La carriera politica di Saragat fu costellata da numerosi incarichi di governo. Fu Vice Presidente del Consiglio dei Ministri in diverse occasioni (1947-1950, 1954-1957) e ricoprì anche la carica di Ministro della Marina Mercantile (1948-1949). La sua esperienza internazionale si consolidò come Ministro degli Affari Esteri nei governi Moro I e Moro II (1963-1964).

Il culmine della sua carriera fu raggiunto il 28 dicembre 1964, quando fu eletto Presidente della Repubblica Italiana al ventunesimo scrutinio, con 646 voti su 963. Durante il suo settennato, Saragat conferì l’incarico a quattro Presidenti del Consiglio dei ministri (Aldo Moro, Giovanni Leone, Mariano Rumor ed Emilio Colombo) e nominò senatori a vita e giudici della Corte Costituzionale, dimostrando equilibrio e saggezza in un periodo di grandi trasformazioni sociali e politiche.

Eredità

Dopo la fine del suo mandato presidenziale nel 1971, Giuseppe Saragat divenne senatore a vita. Continuò a essere una figura influente nella politica italiana, assumendo la presidenza del PSDI nel 1975. Morì a Roma l’11 giugno 1988, lasciando un’eredità di impegno democratico, coerenza ideologica e servizio allo Stato.

Giuseppe Saragat è ricordato come un uomo di Stato che ha saputo guidare l’Italia attraverso momenti complessi, contribuendo in modo significativo alla costruzione e al rafforzamento delle istituzioni repubblicane. La sua visione socialdemocratica e il suo costante impegno per la giustizia sociale e la libertà rimangono un esempio per le generazioni future.

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